lunedì 25 luglio 2011

Lush in Brera

La settimana scorsa sono andata in giro per Brera con mia sorella, per acquisti che ci facessero convalidare la vana speranza d'essere delle artiste... insomma per spendere un patrimonio in negozi di belle arti.
Siccome per una volta tanto avevo del denaro e siccome era da un po' che non acquistavo qualche detergente, ed avendone terribilmente bisogno, mi sono imbattuta nella Lush.
Ora, devo essere sincera, molte mie amiche vanno matte per questo marchio e la stessa cosa la sento dire da molte ragazze su vari forum, per mia fortuna invece io non la vedo così carismatica e magnetica, e ve lo dice una che si lascia facilmente ammaliare da prodotti e prodottini colorati e profumosi.
Con Lush invece... No. Più volte sono entrata e l'unica volta che ho fatto un acquisto è stato per "arrotondare" un regalo fatto ad una mia amica, impreziosendolo con quel qualcosa in più.
Non lo so, già quando si entra c'è quel profumo intensissimo, che penetra nelle narici, e che sono quasi sicura sia la perfetta simulazione di ciò che prova un tossico sniffando cocaina.
Ma stavolta ho ceduto, comprando uno dei detergenti must di cui tutti parlano, Erba Libera, adatto così dicono alla mia pelle problematica. L'odore non è molto ispirante, sa vagamente di fieno e flora tagliata, ma non è poi così terribile, diciamo che trovo ci siano odori peggiori, invece il colore è di un invitante wasabi radioattivo che spicca subito all'occhio.

Pure il metodo d'uso è simile al wasabi in polvere: lo si bagna prima un po' con l'acqua per rienderlo una pappetta usabile e poi lo si applica sul volto massaggiando e facendo un leggero scrub. Ecco, proprio il metodo d'uso non lo amo molto, anche se è una caratteristica di Lush, ma a me rimane tutto colloso sulle mani e faccio fatica ad applicarlo, in più non mi da l'idea di pulirmi per bene e tutti sanno che uno scrub quotidiano su una pelle con imperfezioni non può che far peggiorare la cosa. Insomma, se usato non tutti i giorni secondo me è anche efficace, ma non è un detergente per uso quotidiano.
Che dire, non mi è piaciuto moltissimo, diciamo che mi aspettavo di più, però non è nemmeno malaccio e per fortuna per essere solo 100 ml penso mi durerà, d'altro canto i prezzi sono esorbitanti: quasi 9 euro per questo wasabi in polvere.
Leggendo in giro sono stata anche fortunata, Erba Libera è un detergente formulato abbastanza bene, a parte per un certo tensioattivo in posizione alta che conferisce una sensazione di pelle appicicaticcia una volta lavato il viso, ma a quanto pare a parte qualche sprizzo di genio qua e là molti prodotti Lush hanno un inci sì bio, ma formulati con i piedi. Come giustamente disse una ragazza non mi ricordo più in quale forum, l'ecobio non vuol dire mettere dentro ingredienti naturali a cavolo per il gusto di dire "è un prodotto naturale, come la tendenza dell'ultimo periodo vuole", ma anche e soprattutto essere consapevoli di ciò che si fa e garantire un prodotto naturale ed efficace, rispettando dunque la natura dando importanza ai benefici effettivi che essa può offrire e non offendendola, pastrocchiando con gli ingredienti mettendo dentro tutto e di più senza ritegno e senza un senso effettivo.
Comunque questo a parte, Lush ha anche alcuni prodotti buoni e mi piace il suo modo allegro e colorato di fare pubblicità, in più se si finiscono 5 prodotti Lush e si torna in negozio con le confezioni vuote (quelle nere per intenderci) si ha in regalo una maschera viso. Un po' come il Back 2 Mac, con la differenza che finire 5 prodotti Lush è molto più semplice e meno dispendioso che finire prodotti Mac...
Ovviamente il mio testaggio su questo famoso brand non finisce qua, infatti il mio prossimo obbiettivo è Acquamarina, che tanto per restare in tema sushi sembra un pesce crudo. In realtà ero combattuta se prendere lei o Erba Libera, dunque la prossima volta proverò questo detergente, che ho letto essere non così male ed adatto a tutte le pelli.
Il mio discorso riguardo la poca serietà di Lush nel creare certi inci non è solo un suo problema, è una questione di sensibiltà che spesso alle grosse (ma anche alle piccole alle volte) aziende manca. Formulare un bell'inci dovrebbe essere fonte di orgoglio per l'azienda e per chi ricerca, inoltre non è che un passo avanti verso la promozione ed il progresso del cosmetico bio e penso che dare il buon esempio non voglia per forza dire rimetterci in denaro, anzi.
Per il resto la mia avventura con Lush è appena cominciata, la proseguirò con calma ma vorrei poter dare un giudizio più minuzioso avanti nel tempo.

domenica 1 maggio 2011

"Non sei il vento e non puoi quindi spostare le nuvole, ma le tue gambe ti permetteranno comunque di rincorrerle"

Tempo fa una mia amica ha cominciato ad esortarmi a fare con lei, sua sorella ed un'altra nostra amica un gruppo per il cosplay di Saiyuki.
Non so se lo avete presente, la prima serie di questo anime è andata in onda su MTV quando andavo alle medie e tratta, la faccio brevissima, di quattro ragazzi in viaggio verso Ovest, dove hanno il compito di scoprire la causa di un'anomalia presente nel loro mondo, per la quale pare che i demoni impazziscanono e, insomma, umani e demoni già molto d'accordo tra loro non vanno...

Aspettate! Sarò discontinua e frammentaria in questo post, è come se me lo fossi ripromessa! Torniamo indietro con il racconto!

Dicevo, all'inizio ho detto sì all'iniziativa di questa mia amica, più che altro giusto per fare qualcosa di diverso dal solito e per onorare i vecchi tempi, ma sinceramente non mi sentivo più legata all'opera come una volta. Finchè un giorno sono andata letteralmente in berserk e ho cercato di apprenderne e rileggerne il più possibile su Saiyuki.
Una compagna di università mi ha prestato i dvd della prima serie e devo dire che le animazioni hanno tutto un suo dire. Giocano moltissimo su gli effetti video, probabilmente per compensare la staticità dei disegni in alcune scene e per dare più pathos ai dialoghi. Devo dire che queste scelte stilistiche su un anime non le ho mai viste e secondo me dovrebbe essere guardato anche solo per quello, ha dei tagli, dei montaggi, degli effetti di colore che sembrano quelli di alcuni film basati sulle graphic novel americane che emulano lo stile dei fumetti nell'impostazione della scena. Come ad esempio non so', The Spirit o Cin City. Insomma nonostante sia un'animazione a buon mercato è molto bella e ha un doppiaggio italiano sublime, tanto che lo preferisco cento volte a quello giapponese, ma può anche essere che io lo trovi tanto azzeccato perchè ci sono rimasta affezionata, ciò non toglie che sia però un esempio di doppiaggio fatto come si deve. Le serie dopo non le hanno mai trasmesse in Italia ma ho provato a guardarle e non mi prendono molto, in quanto hanno cambiato casa di produzione per l'anime e hanno una resa purtroppo molto più classica ed ordinaria, ciò non toglie che magari in un futuro le visionerò ma per ora ho altri progetti ed impegni.
Insomma, tornano a noi, da quello sono proprio scoppiata e sono andata in giro su Ebay annunci come una disperata a cercare tutti i numeri del manga finora usciti in Italia e per adesso sono contenta così essendo riuscita a metà nell'intento.
Tornando alla trama di questo manga, sì, può parere la solita trama giappofila banale con i demoni e controdemoni, ma ciò che la rende speciale è tutto ciò che ci sta in mezzo, gli arricchimenti che ci regala la mangaka e il suo stile di disegno che secondo me è senza euguali ma che capisco possa piacere come non piacere, però certamente non si può dire che non sia uno stile maturo e raffinatissimo. Poi non amo molto i disegni manga tradizionali o comunque non vado pazza per quello stile di disegno trito e ritrito, guardo con molto piacere i mangaka che sanno differenziarsi e non è detto che per farlo sia necessario avere uno stile maturo e complesso, molti hanno tratti molto semplici ed essenziali ma trovano comunque un loro personale marchio di fabbrica nel disegno.
Insomma, è una chicca per gli amanti e non del genere. Chiunque apprezzi le trame ben costruite e che lasciano dentro qualcosa deve leggerlo e sono molto triste perchè discutendone in giro vedo che molte persone lo ripudiano a priori bollandolo come un fumetto "fatto solo per generare dello yaoi". Io non la vedo così. Credo che l'autrice, Kazuya Minekura, ami davvero il suo lavoro e soprattutto ami disegnare, specie vedo che si concentra molto sull'anatomia dei corpi e li dettaglia in maniera davvero squisita. Credo che questo, unito al fatto che comunque i suoi personaggi sono sempre in qualche modo carichi di sentimento (mai mal giustificato) e abbiano relazioni incisive tra loro, generi questo pensiero. Inoltre non penso che la Minekura non alimenti la questione ma penso che sia normale tirare un po' la corda con qualche tavola dal significato ambiguo, anche ricollego comunque il fatto alla sua estrema passione per il disegno che penso giustifichi la cosa. Solitamemte sono tavole apposta per introdurre i capitoli o comunque che non hanno senso con la storia. Insomma non si deve giudicare un libro dalla copertina, lo dicono tutti, per una volta rispettate questo detto.

Vorrei prolungarmi all'infinito ma non posso. Volevo concludere parlandovi del blog di CodeVeronica:
La ragazza che lo gestisce è una devotissima ammiratrice della Minekura e da più di quattro anni pubblica le più disparate informazioni su questa splendida autrice (sulla quale non voglio dilungarmi, perchè avrei da dire moltissime cose e magari un giorno lo farò) e sono rimasta molto colpita dall'amore e la dedizione con cui tiene in costante aggiornamento il blog. Una persona normale dopo un po' cadrebbe nell'apatia più totale, si vede che invece lei è spinta davvero da una grossa passione. Vorrei diventare una blogger seria come lei e come tante altre un giorno.


Garnier Bioactive

La moda dell'ecobio impazza anche sugli scaffali del supermercato e io (come al solito) arrivo sull'argomento in ritardo.
Anche la Garnier ha lanciato da un po' di tempo la sua linea naturale sul mercato e devo dire che per ora quello che ho visto e provato non è male. I prezzi sono, per modo di dire “contenuti”, nel senso che hanno né più e né meno che gli stessi prezzi degli altri suoi prodotti e di molti altri come l'Orèal, Nivea, Venus e tutte le altre brand da supermercato. Con questo non dico che siano prezzi economici, perchè per me dei prodotti da supermercato non dovrebbero avere un costo di quattro, cinque o sei euro, però nel caso di questa linea credo che siano somme spendibili, in quanto almeno ci troviamo di fronte ad un inci decente, non alla solita accozzaglia di roba chimica e aggressiva (per lo meno lo è per me).

Introduzione a parte, della linea ho preso lo struccante occhi. Sapete quelle boccettine con all'interno del liquido acquoso, che hanno la stessa consistenza ed odore dei tonici, che si applicano inumidendo di prodotto il cotone e sfregandolo attorno a gli occhi, pena un bruciore ed un gonfiore da paura? Ecco, a me quei prodotti fanno quell'effetto ed odio i detergenti, dunque mi sono sempre arresa ad usare per lo più le salviette struccanti, che come saprete costano un casino se confrontati in relazione a quante salviette ci sono nelle confezioni e al fatto che per tipo 5x7 cm di fazzoletto se ne usa giusto metà, se non solo gli angoli quando si è soliti truccarsi poco.
Per questo ho sempre trovato lo struccante occhi ottimale ed economico, solo che la formulazione è solitamente sgradevole ed aggressiva. Invece in questo caso mi trovo molto bene e lo consiglio, anche perchè di solito prodotti del genere se provengono da negozi erboristici hanno costi spropositati e l'unica chance è comprarli online, ma in quel caso è vantaggioso solo se si fa spesa grossa e comunque non tutti sono portati allo shopping online.
Per quanto riguarda invece il packaging è simile ai tanti della Garnier, però devo dire che non è malaccio e lo trovo molto delicato e piacevole.
Il costo non ricordo quale sia, ma credo si aggiri tra i 3,99 o 4,99 euro anche se credo e spero sia 3,99!

mercoledì 16 febbraio 2011

Quando il gioco via internet diventa una rivoluzione urbana

Ho scoperto un gioco finalmente diverso dal solito, che permette un'interazione vera tra gli altri giocatori ed il mondo esterno, con il quale ci si può divertire davvero.
Si chiama CriticalCity Upload e pur essendo un gioco "sviluppatosi" su internet ciò che si fa è tutt'altro che virtuale.
Nel gergo è un "pervasive game" e non chiedetemi con precisione cosa voglia dire, non conosco bene queste nozioni e non mi piace catalogare troppo. Comunque sia lo scopo del gioco sarebbe svolgere delle "istruzioni", ovvero delle richieste. Potrebbero essere paragonate alle quest dei giochi online, con la differenza che si fanno nella realtà.
Ogni istruzione da dei punti, con i quali si sbloccano i livelli successivi. Al raggiungimento di un nuovo livello si sbloccano altre istruzioni e così via. Ovviamente il tutto non si ferma al solo punteggio dato dalle istruzioni, i punti possono incrementare con il voto degli altri utenti. Una volta raggiunto il settimo livello arriverà a casa la "scatola inversa", cosa ci sia dentro è un mistero, solo a chi è arrivata a casa lo sa ed i giocatori veterani non sono certo disposti a condividere il loro segreto.
Ma secondo me la cosa migliore del gioco è data dall'interazione che si sviluppa tra i giocatori. Infatti spesso si possono fare missioni assieme e, anzi, molte istruzioni impongono di svolgere un'azione che metta di mezzo un altro malcapitato utente di Upload. Ovviamente non è sempre così intuitivo capire l'ubicazione degli altri giocatori, dunque è stato inventato il sistema dei nodi. Cos'è un nodo? Un nodo si crea qual'ora si siano svolte tre esecuzioni nell'arco di 50 mt. La creazione di un nodo comporta la nascita di un nuovo "fulcro" di gioco, in quanto non solo il nodo, per un breve lasso di tempo, da l'opportunità di prendere il doppio dei punti, ma esistono molte istruzioni legate ai nodi e dunque più se ne creano e più si avrà l'opportunità di avere "a portata di mano" un nodo di un'altro giocatore. In base ai nodi si creano veri e propri gruppi collaborativi, per dar vita a quelle che sono poi le istruzioni più difficilotte da fare da soli (riuscireste mai ad inscenare una finta manifestazione pubblica tutti soli e soletti?).
Non voglio dire altro, anzi, una sola cosa: Giocateci! Io lo faccio perchè spero di "sbloccare" un po' la mia timidezza, la mia paura a mettermi in mostra (ed in gioco) e per riuscire un po' a dare modo di sfoderare della creatività in maniera divertente.
Tra i giocatori presenti ho scoperto esserci una ragazza della mia stessa università (la NABA, fa design serale) e due dell'Accademia di Santa Giulia dove va il mio caro Davide, il quale spero stia leggendo questo post :P
Molti ragazzi a cui ho parlato di questo gioco mi dicono di non poterlo fare perchè "non hanno tempo". Secondo me è un modo per giustificare la propria pigrizia o il proprio timore a fare qualcosa di diverso. Perchè non è che si debba "avere tempo" per fare un gioco del genere, bensì si "impiega diversamente" il proprio tempo. Chessò invece di uscire per dello shopping, per l'aperitivo, invece di chattare su facebook, di stare a casa a disegnare, si possono benissimo fare queste cose. Diciamo che da' una "traccia sul dafarsi" e secondo me è molto utile questa cosa, perchè rompe in qualche modo la monotonia avere degli scopi che però non opprimono. Trovo si facciano per questo con più piacere.
Bene, direi che la mia recensione-pubblicità sia finita, ho solo un'ultima cosa da dichiarare: GIOCATECI!

martedì 15 febbraio 2011

Acquisti di makeup a Londra

Ebbene sì, l'altro fine settimana sono stata a Londra. Il motivo principale della mia partenza (tra l'altro molto azzardata, visto che è stata in pieno periodo di esami) è a suo modo ben giustificabile e forse ne parlerò prossimamente.
Comunque sia ne aprofitto per introdurre quello che è uno dei miei principali interessi e di cui penso parlerò molto approfonditamente qui sul blog: il makeup.
Sinceramente, avendo un budget ridotto e non lavorando, sono una che non se la sente di spendere cifre pazzesche per prodotti di bellezza, a meno, al massimo, non siano fondotinta o creme, o comunque prodotti usati quotidianamente e su l'intero viso. Per questo motivo i miei acquisti a Londra sono stati abbastanza economici e abbordabili per tutti. Spero la mia recensione vi sia utile sia per quando andrete mai in Inghilterra o anche solo per ponderare su qualche ascquito online!

Io sono andata a fare shopping da Boots e nei Superdrug, che si trovano un po' ovunque per tutta Londra e per l'Inghilterra in generale (nel caso il vostro soggiorno non sia nella capitale!)
  • Boots ecco qui il sito, in alto a destra c'è lo Store Locator per vedere dove sono i vari negozi, per il resto c'è una più o meno ampia gamma di tutto quello che ci potrebbe essere negli store.
  • Superdrug invece ha lo Store Finder in alto al centro. Anche qui generalmente i prodotti elencati sono gli stessi degli store, ma ho notato che a differenza di Boots i prodotti variano molto da store a store.  

    Personalmente mi sono trovata bene nei negozi presenti alla fermata di Bayswater, che praticamente erano vicini al mio albergo e per di più uno store di fianco all'altro. Insomma, una pacchia.
    Comunque sia vi recensirò prodotto per prodotto ciò che ho preso più avanti nei post, dividendoli per marche.
    La prima marca cosmetica di cui voglio parlarvi è la super low cost MUA (MakeUp Academy). La potete trovare nei Superdrug e tutti i suoi prodotti vengono una sola sterlina. Ho provato a prendere gli ombretti della marca perchè lì recensì tempo fa GDFMakeup parlandone molto bene e mi aveva incuriosita. In effetti i colori sono stupendi e pure il rapporto qualità\prezzo è ottimo, infatti ho fatto man bassa prendendone non pochi.
Qui in seguito metto gli swatches dei colori che ho comprato, tutti per lo più sui toni del verde e del viola.
In ordine da sinistra a destra:
Pearl Eyeshadow Shade 7 - Peral Eyeshadow Shade 8 - Peral Eyeshadow Shade 6 - Peral Eyeshadow Shade 5
Questi sono gli swatches dei colori sul verde, devo dire che sono molto pigmentati, shimmer (quasi metallici!) e durano pure molto. Li trovo tutti stupendi e non ho proprio nulla di negativo da esprimere. Forse l'unica cosa è che il packaging delle confezioni mi da l'aria d'essere molto esile, ma è normale visti i costi.
Degli ombretti con i toni viola ho preso anche un pigmentino lilla e devo dire che in questo caso sulla confezione non ho molto da dire e pure il pigmento è molto vivave e cangiante, da un effetto stupendo.
In ordine da sinistra a destra:
Pearl Eyeshadow Shade 13 - Pearl Eyeshadow Shade 9 -  Matte Eyeshadow Shade 18 - Pearl Eyeshadow 4 - Eyedust Shade 2 
L'unica pecca è che i viola sono colori di ombretti con una difficile e variabile pigmentazione, almeno per me. Virano sempre o al blu o al rosa, lasciano brutti aloni, sono spenti, ecc. Non è il caso di questi ombretti devo dire, che mi hanno tutti piacevolmente sorpresa, soprattutto lo Shade 9 ha degli effetti di luce meravigliosi che non ho mai visto nemmeno in un ombretto MAC. Fotografata la cialdina sembra blu e infatti è un viola con dei bellissimi riflessi cangianti blu. Invece quello più prugna (lo Shade 13) pur essendo anch'esso molto particolare ha però il difetto di essere un po' polveroso e spento una volta applicato, ma si può risolvere il problema bagnando il pennello.
Della MUA ho preso anche altri due ombretti, ma essendo dei colori abbastanza banali (un bianco shimmer ed  un bronzo cangiante) ho preferito lasciarli stare, invece trovavo interessante recensire questi colori. In definitiva li consiglio tutti, sia per il prezzo che per la resa finale.

sabato 8 gennaio 2011

Quando si fa quello che non si ha il tempo di fare...

Mi sono assentata (e te pareva!) per non so quanti imprecisati X mesi. Quest'anno l'atmosfera natalizia ha toccato i minimi storici in casa Debbie, sarà colpa dei comuni e del loro risparmio sulle illuminazioni e i decori? Mah!
Beh, non voglio prolungarmi su questo discorso. Avrei dovuto fare un montaggio per l'università (che presto pubblicherò) ma alla fine ho dato la precedenza a montaggi di alcuna utilità, a parte quella di passare il tempo divertendosi un po', il che va sempre bene. Dunque beccatevi una cosa di cui potevate fare grandiosamente a meno: una parodia di uno sketch di Maccio Capatonda in versione Yu-Gi-Oh!


Ecco il video montato da me (con il supporto di una mia amica, ridere da soli non è un granchè!):


Questo invece è l'originale:

lunedì 29 novembre 2010

Scott Pilgrim vs The World

Potrei mettere un post d'apertura che mi riguardi, ma credo che la presentazione migliore che possa fare sia scrivere le solite quattro nozioni striminzite, mentre preferisco “farmi conoscere” man mano scrivendo post su post (sperando di essere costante).

Da un po' mi frullava nella testa un argomento ben preciso, che in Italia purtroppo è\è stato sottovalutato e non ha fatto il boom che speravo. Trattasi di Scott Pilgrim, il geniale fumetto canadese di Brian Lee O'Malley.
La storia è in sé abbastanza semplice: Scott, giovane bassista 23enne canadese, si innamora di una ragazza americana, Ramona. Ben presto il giovane si renderà conto che dovrà affrontare difficoltà ben più grandi della semplice dichiarazione d'amore per poter stare con la ragazza tanto sognata: dovrà infatti vedersela con i suoi sette malvagi ex fidanzati e sconfiggerli tutti quanti per conquistare il cuore della misteriosa Ramona.
La storia potrà apparire banale quanto assurda, ma l'originalità di Scott Pilgrim sta nel contesto in cui è ambientata, in quanto è realizzata ai giorni nostri e riprende elementi pop dell'underground moderno di cui spesso non ci accorgiamo, o fingiamo di non accorgercene.
Come prima cosa, la più evidente, prendiamo come esempio “L'apparenza”, la “confezione” di Scott Pilgrim: il formato dei volumi, la divisione in capitoli, lo stile del disegno e molto altro ancora non può che farlo mettere in paragone molto più con il mondo dei manga che con quello dei fumetti occidentali. Non solo, elementi nipponici ed orientali sono lampanti nella storia (non per altro, l'autore ha origini coreane) e non è forse vero che nella cultura giovanile odierna, ora come non mai, stanno subentrando elementi culturali del genere? E non si parla d'essere appassionati o meno, molte persone dichiaratamente disinteressate alla questione subiscono passivamente questa “invasione” orientale e lo si può notare anche nelle piccole cose, come ad esempio dalla nascita di queste band occidentali palesemente ispirate al visul kei nipponico o alla proliferazione di gadget "kawaii". Potrei elencare altre mille cose, ma mi fermo qui.



 Dunque nel fumetto è predominante l'elemento orientale ma non viene mai o quasi mai affrontato in maniera esplicita, così come avviene nella realtà. Oramai è una cosa così intrinseca nella nostra quotidianità da non stupirci più. La storia altro non tratta che di ragazzi occidentali in un contesto pop che oramai prevede continui elementi nipponici. Questo avviene anche qui in Italia. Ovviamente non mancano anche riferimenti alla cultura moderna occidentale ed americana, non a caso la storia si ambienta comunque nel contesto dell'underground canadese, con tutto ciò che ne deriva. Si parla inoltre di temi evergreen o attualmente di tendenza che chiunque conosce, come la cucina vegana, i caffè filo-sturbacks, gli acquisti online, le band adolescenziali, l'uso di internet, il sesso, gli svaghi, gli amori, le amicizie che finiscono e molto altro ancora.
La storia dunque tratta banalmente di ragazzi, 20enni in un contesto moderno fatto di bisogni, sogni, complicazioni e divertimenti che sono presenti nella vita di un qualsiasi altro ragazzo. Per questo ci si immedesima, i personaggi ci attirano quanto qualsiasi altro personaggio di un telefilm, con le sofferenze e i desideri di ogni persona.
Ma perchè dico che la visione del mondo di O'Malley è ultra-realistica quanto snobbata? Perchè non siamo ancora pronti mentalmente ad ammettere che quella di Scott Pilgrim è la nostra realtà, fatta di influenze filo-nipponiche, filo-statiunitensi, social network, videogiochi, ebay, serate alcoliche, musica, tira e molla tra fidanzati e relazioni sociali complicate. In un mondo dove fino a poco tempo fa chattare su internet, fare molto uso del pc ed essere appasionati ad anime e manga era considerato da “sfigati” e “nerd” è difficile rendersi conto ed ammettere di come questa nuova generazione sia tutto ciò che il pregiudizio aveva portato a discriminare e con ancora più difficoltà riusciamo ad ammettere che la globalizzazione ha portato a mescolare e confondere un po' tutte le culture. Forse andiamo da Starbucks la mattina, mangiamo kebab a pranzo e ceniamo giapponese, ma anche Scott va da Pizza Pizza con gli amici!

La questione è forse anche più accesa in Italia, dove una buona parte di noi ancora vede questa evoluzione in maniera molto ignorante, dove convivere con un omosessuale è scandaloso, internet attira solo i pedofili e i social network sono il male. Inoltre una buona fetta dei ragazzi italiani ancora condivide idee retrograde vecchio stampo e storce all'idea che ci siano coetanei con interessi così “alieni”. E' l'Italia di Tre Metri Sopra il Cielo, facciamocene una ragione. Me ne sono accorta da come è stato accolto nelle sale italiane Scott Pilgrim all'uscita del suo lungometraggio al cinema: una sola proiezione al giorno (alle 14! Che orario tappabuchi!) in un solo film in TUTTA Milano. Inoltre alla tv il trailer del film non l'hanno per nulla passato, anzi, è uscito unicamente su You Tube che io sappia o poco ci manca. Quando sono andata a comprare il biglietto la tipa alla cassa ha storto il naso e ci ha fatto aspettare un quarto d'ora perchè forse non lo trasmettevano se non c'era abbastanza gente in sala, per non parlare del fatto che ha additato me e la poca gente presente per la proiezione come i "reietti" che aspettavano. D'altronde nello stesso periodo davano Harry Potter, che invece ha riscontrato come sempre un certo business.
Forse Scott Pilgrim ha anticipato un po' i tempi, ma sono sicura che un giorno prodotti simili verranno apprezzati anche da una buona parte della massa...